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1 Maggio, dieci anni, domenica pomeriggio, un sole della madonna e caldo. Dove vai?

Stai a casa, ovvio, sul divano col papà, a guardare Imola. Che eri già malat appassionata da un anno almeno, chè con quel papà lì, almeno una delle due doveva diventarci.

Era l’anno di Senna, lo dicevano tutti, lo diceva Senna, lo diceva la Williams, lo diceva la Renault. E invece niente, due gare due flopponi clamorosi. Sto stronzetto con la mandibola storta (all’epoca quello era PER TUTTI, Schumacher) che fila come una fucilata. Ma è chiaro che si tratta di episodi isolati, un po’ di sfiga, ma Senna è Senna.

Ovvero appena un pochino meno di Dio. Ma poco.

A Maggio ormai vedi la fine della scuola, vedi i tre mesi di vacanza, lì, manca pochissimo, c’è già un bel caldone, braghette corte e niente scarpe, sul divano di pelle che si appiccica alle gambotte sudate. Vacanzeeee! E Imola per me era l’apripista delle vacanze, quando arrivava il Giro d’Italia era fatta.

Che a scuola, la passione a 10 anni è as-so-lu-ta, parlavi quasi più coi maschi di Formula 1 che con le femmine di qualsiasi altra cosa. Anche se non ti prendevano sul serio chè eri una femmina. Bionda perdipiù.

Mi ricordo tutto, mi ricordo Barrichello che si stampa contro le reti in orizzontale a 2 metri da terra – mi ricordo che pensavo FIGATA!! Che botta – e che se la cava con poco, mi ricordo che poi il Sabato Ratzenberger invece non ce la fece. La Villeneuve, il muro quel casco pieno di sangue.

A 10 anni però non è che ti rendi tanto conto, insomma Ratzenberger era uno da ultime file, è idiota a pensarci, ma allora era uno di quelli che “potevano” anche restarci secchi, nella tua testa. Mi ricordo che mio papà era turbato però. tipo che non aveva tutta ‘sta voglia di vederlo il Gp, domenica. Avevano parlato tanto di sicurezza, che le macchine non lo erano più, sicure, che sembrava una maledizione, i muri, Imola troppo veloce, già qualche anno prima si era smaltato Berger.

1 Maggio, davanti alla tv, appena finito di mangiare. E’ Senna, è il giorno di Senna, il giorno che risorge e poi fa il culo a tutti per il resto dell’anno, DEVE vincere, no way. Partono e subito BUM!!!! Ruote da tutte le parti, rottami, Pace car. FIGATA!!! Altro botto, ci sarà da divertirsi.

Qualche giro così, di safety car, vado a fare la pipì, così dopo mi schianto di nuovo sul divano e non mi sposto più neanche con le bombe, arrivo, zompo, hop!

Ripartono, Senna scappa via. Poi l’incidente.

HA! Senna che sbatte? Mi pareva impossibile strano, stranissimo. E mio papà che diventa serissimo, tutto d’un colpo. “E’ brutto, questo, molto brutto”.

E Senna che non esce, che per me era OVVIO che Senna sarebbe uscito dalla macchina, cioè era Senna, quindi si sarebbe divincolato un attimo, poi avresti visto le cinture che uscivano dall’abitacolo e lui che si tirava su, a fatica, che le machine eran strettissime. Invece niente, mi ricordo. Secondi che passano e niente. La macchina ferma lì, lui dentro. Arrivano i soccorsi, arriva l’auto medica. Naaaaaaaa!! E’ Senna!!!!! Mica un’altro! Non è mica Barrichello, quello lì è SENNA!!!! I secondi diventano minuti. E non esce. E non si muove.

Lo tirano fuori  paramedici e lo stendono e mio papà mi dice “E’ morto.”

Ho 10 anni, mio papà è medico e di morti ne ha visti. In più mio papà è probabilmente l’unica entità che sta sopra a Senna, cioè E’ Dio. E la parola di Dio non si discute.

Io zitta come una tomba, non riesco a fare niente, non mi muovo di un millimetro, arrivano mamma ed Elena e chiedono – SHHHHHHHHHHHHHHHHTTTTT!!! – cos’è, chi è, ma è Senna? SHHHHHHHHHHHHHTTTTTTTTTTT!!!!

Che non era vero, cioè sì, ma no, Senna!!!?? Senna. Immobile a guardare, che magari era solo molto molto molto ferito. Arriva l’elicottero e mi ricordo che pensavo “ma perchè sono così LENTI!?!?” Io immaginavo una cosa tipo film, lo prendono in 10 secondi e via! Invece era tutto lentissimo, mi sembrava che fossero passate ore.

Poi è tutto confuso, siamo restati lì sul divano tutto il pomeriggio e la sera, a guardare finchè è uscita la dottoressa di Bologna che ha detto che Senna è morto.

E ancora “Senna” e “Morto” erano due concetti che non andavano insieme, per me. Non riuscivo proprio a metterli insieme.

Poi non mi ricordo altro.

Solo il senso di una cosa così enorme che non riuscivo a comprenderla, sembra sciocco, ma è una cosa che mi ha davvero sconvolto, avevo solo in testa “E’ morto Senna”.

E son già passati vent’anni, io ho una bambina, sono ancora appassionata di macchine, rompo ancora le palle come una volta, ma qualcosa è rimasto là, al 1 maggio 1994. Come se quel giorno, la sportiva da divano che contava i giorni per vedere i Gp col papà, avesse perso la sua innocenza. Quel candore.

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PS: Io quell’Autosprint lì, ce l’ho ancora. Mi ricordo che martedì mattina (AS usciva il martedì) mi son svegliata prima, sono uscita prima per andare a scuola (ci andavo a piedi con mia sorella) e mi son fermata all’edicola tipo alle sette e quaranta, per non perderlo.

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