Abbiamo fatto una (piccola) follia. Più che altro è stato il primo vero distacco da Agata, per un giorno intero – posso dire? E’ andata benone – ed era una cosa che DOVEVO fare.

L’avevamo programmato da tempo, tutto pronto, tutto organizzato. Eppure venerdì sera ero no ansiosa, no in pena … Ero semplicemente TERRORIZZATA. Tipo che avevo già deciso che non se ne faceva nulla, che era un’idiozia , che sarei rimasta a casa con Agatina.

Invece siamo andati dai miei, ho dormito lì con la piccola e poi Sabato (ad un’ora indecente) è passato Illo a prendermi e siamo andati. La scena del distacco (la mia scena, chè lei dormiva come un angelo) da Agata è stata degna del libro Cuore, di Love Story, di Autumn in New York, insomma straziante. Per circa cinque minuti. Poi abbiamo deciso che andavamo a divertirci, Agata sarebbe stata ultraviziata e non poteva succedere niente, quindi ci siam goduti la giornata.

A Roma. All’Olimpico. A vedere Italia Inghilterra. Di rugby, dico. Si parte prestino, treno pieno, ma le frecce, devo dire, sono ottime. Ci mancherebbe altro, con quello che si spende, ma vabè, vale la pena. Inizio, verso Bologna, a notare che in effetti il 95% dei passeggeri indossa maglie azzurre, sono grossi e parlano di rugby. A Firenze ormai ho capito!! Eureka!!!! Non siamo gli unici ad andare all’Olimpico. Eh no.

Arrivati a Roma notiamo che non solo il nostro treno è pieno di gente che va alla partita, ma anche gli altri e che moltissimi tifosi sono già nella città eterna dalla sera precedente. Oltre ai consueti milioni di turisti. Prendiamo la metro per andare verso il centro e contemporaneamente avvicinarci allo Stadio che (curioso!!! Ho riso come una scema – all’andata – di questa cosa, poi molto meno) NON E’ servito dalla Metro. Cioè, per capirci, uno degli Stadi più importanti del Mondo, che ha ospitato una finale dei Mondiali, Concerti oceanici, che tiene circa 80.000 persone, NON E’ raggiungibile con la Metro.

Ok. Arriviamo in Centro, la giornata è meravigliosa, mi permetto di controllare che a casa tutto vada bene solo tre volte in un ora (E’ POCO!!! OK!?!? Per me è p.o.co. era la prima volta, abbiate pietà) ci fermiamo a mangiare qualcosa e bere una birretta. Ci scappa l’ora. Ziocane.

Niente taxi, niente Bus, niente organizzazione. Solo centinaia di migliaia di persone che cercano di raggiungere lo stadio. Inclusi noi. A furia di sbracciarmi, urlare, muovere il testone (dopo dieci minuti ero più che disposta a cavarmi la maglia e mostrare le tette, per fermare un taxi, qualche divinità ha evitato tale scempio) si ferma un tipo. Saliamo in quattro e andiamo.

Io a Roma in Taxi sono SEMPRE terrorizzata. Sempre. Mi sembra di essere in un videogame, tipo Need for Speed, ma peggio. Quindi sto col culo stretto per un quarto d’ora, durante il quale il tassista, conversando amabilmente con gli altri, effettua manovre da carcere a vita. In qualche modo arriviamo. Per riprendermi devo mangiare assolutamente un gigantesco panino con la salamella e le cipolle e i peperoni, che mi perseguita tuttora. 

L’Olimpico è … Oddìo è … è … GRANDE. Maestoso, enorme, esteso bellissimo, mi sono davvero emozionata, quando siamo finalmente entrati. In più è pieno. Completamente zeppo di gente (secondo me in prevalenza inglesi, tutti ben carburati già alle 13.00). Tutti (maledetta la mia biondaggine!!!) mi apostrofano in inglese, sia gli inglesi che gli/le steward dello stadio, poi quando rispondo in Italiano ci rimangono male.

Inni. Lacrimuccia.

Inizia la partita. Risparmio a chi legge lo strazio. E’ finita, come noto, 52 a 11, con l’Inghilterra che è riuscita a segnare anche 5 minuti dopo la fine regolamentare. Non importa più di tanto è stato un festone, bellissimo, tutti rilassati, nessuna tensione, ogni tanto gli inglesi partivano con l’inno di Twickenham e mettevano i brividi. Bellissimo.

Poi abbiamo cominciato a dover tornare. Perdo circa 45 minuti per fare la pipì, senza riuscirci, chè i cessi dell’olimpico dopo la partita non sono cosa. Abilmente coperta da tre persone, la faccio poi in un pratino, vicino ad una pianta.

Tram? Una bolgia infernale. Metro (dopo il tram) Una bolgia infernale. Però ce l’abbiamo fatta, probabilmente grazie alla fiatella cipollosa della sottoscritta, che rivaleggiava con quelle da Birra di TUTTI gli altri.

Appena ho toccato il sedile del treno sono caduta in un sonno di morte, dal quale mi han svegliato a destinazione raggiunta. Prendiamo la macchina, passiamo dai nonni, raccattiamo Agata (stava mooooolto meglio di me) che – sventura!! Tragedia!!! Strazio!!! – è sveglia come un grillo. Mentre torniamo a casa che me la strizzo e me la bacio tutta – eh… 15 ore son 15 ore – noto i primi segni di cedimento, forse un dio esiste.

Entriamo in casa, dorme. La metto giù. Dorme. La lascio nel lettino e continua a dormire.

Credo che una giornata così me la ricorderò tutta la vita, SI-PUO’-FAREEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!

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