Continua a non essere un bel periodo, mi rendo conto che la colpa (se vogliamo parlare di colpe) è prevalentemente mia, mi devo mettere in un certo ordine di idee e smettere di spaccare il cazzo.

Prima di tutto, devo smettere di spaccare il cazzo a me stessa. Comunque, in ampio ritardo, venerdì scorso era il 14, ovvero San Valentino, occasione che ho sempre trovato fasulla ed imbecille, ma invecchiando tollero di più.

Illo mi ha regalato dei fiori – non ho ricordi che lo avesse mai fatto in vita – e io mi sono commossa come una cretina, poi mi ha portato fuori a cena (aveva già allertato la nonna, a mia insaputa). E’ stata una cosa semplice, intima (se escludiamo le circa 8.500 coppie presenti nel locale, che nella ns. città era il week end Verona in love) e semplicemente bellissima.

Grazie.

Non è questione di commuoversi o urlare al mondo la propria felicità, no. Anche perchè è solo una serata, ma è stata bella. E una cosa bella, me ne rendo conto sempre più spesso, è importante. Anche se sono solo due ore.

Ho poi visto, letto, sentito, che Ellen Page, attrice canadese, è uscita allo scoperto riguardo la propria omosessualità. La cosa è stata trattata in modo superficiale qui, a parte un articolo di Repubblica, che mi è piaciuto. Il fatto è che io, personalmente, non ho mai capito il cosiddetto coming out, o meglio la necessità di farlo. Per me le scelte sessuali e amorose sono intime e personali e – in qualunque ambito – sapere se una persona va aletto con uomini, donne o cavalli, non interessa. Se una persona mi piace mi piace, se mi sta sulle balle mi sta sulle balle, indipendentemente dagli orientamenti sessuali. Ma.

Ma io NON sono omosessuale, quindi non ho LA PIU’ PALLIDA IDEA di che cosa comporti, a livello sociale, personale, psicologico, vivere così. Credo che sia complesso e spesso difficile, ma è come se dicessi che credo che progettare lo Shuttle sia una roba complicata. Immagino, ma non ne so assolutamente un cazzo.

Siccome Ellen Page a me piace molto (in Juno ed in Inception, dove la trovavo bellissima, molto più di quel pezzo di legno della Cotillard – a me non piace, ok? – e molto brava) ho recuperato il suo discorso. E ho cominciato a capire qualcosa di più, grazie alle sue parole, così emotive, emozionanti e semplici e dirette. A quel viso così tirato a non voler piangere, quei movimenti così nervosi, imbarazzati. Grazie a Ellen, davvero.

Non c’è un grammo di compiacimento o di esibizionismo. Di retorica. C’è imbarazzo e un po’ di dolore in quella velocissima ammissione, è un discorso molto bello, ma veramente molto bello. Per una volta sono d’accordo con la Concia: Sono cinque minuti di discorso che potrebbero (dovrebbero?) venire mostrati alle scuole.

Per capire, mi ha aiutato molto anche leggere i commenti a questo video, sul tubo. Acchiaccianti.
“Treated like shit, for NO reason”.

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