Ieri sera, messa a letto la pupattola, ho avuto finalmente tempo di guardare La grande bellezza (vedi che i GG a qualcosa servono!) di Sorrentino.

Infatti oggi ho un sonno mostruoso, non avevo fatto i conti che durasse così tanto, considerato il fatto che Agata prima delle 10 non dorme, alla fine sono andata a lett… Vabbè. Ho sonno.

Avevo amato moltissimo Il divo e le conseguenze dell’amore. Più Il divo, devo dire, che ho trovato un capolavoro, indipendentemente dal fatto che quanto raccontato nel film fosse vero o meno. Il divo è per me, Cinema.

Giacchè (visto che roba!?!?! G-i-a-c-c-h-è, roba che neanche all’Accademia della Crusca, TUTTO GRATIS!!!) lo avevo scaricato (Illegalmente, of course) tempo fa, ieri mi son detta “dai che lo guardo!”.

Senza tanti giri, così ci chiariamo subito: Per me La Grande Bellezza è un film magnifico. E’ un po’ troppo lungo, forse, con alcuni passaggi magari troppo dilatati (La Santa, su tutti) è un film che sembra non avere una storia, è un film in cui il protagonista (ancora Servillo, a ‘sto punto io l’Oscar lo darei a lui) è talmente importante che è quasi troppo. Ma lo stesso è un film meraviglioso, prima di tutto nel suo essere GRANDE-ECCESSIVO-AMBIZIOSO, non è il solitofilmettoitalianodelcazzosuisentimentilestoriepiccolelintimità, no è un film eccessivo, come è eccessiva Roma. Non so voi, ma io che sono una tappa Veneta di provincia, quando vado a Rrrrroma, mi sento sovrastata, mi manca l’aria, mi incanto a guardarmi intorno. Sempre.

Vabbè, dicevo non solo per quello è meraviglioso, lo è nel ritratto di Gambardella, nelle scene repellenti delle feste, inutili, sciocche, vuote, dove i personaggi più squallidi e patetici son proprio quelli che vorrebbero essere “elevati”, lo è nelle scene (per me meravigliose) tra Jep Gamabrdella e la governante filippina, che è forse l’unica persona con cui davvero l’ex scrittore condivide qualcosa.

La scena della tisanina a festa ancora in corso è struggente, per me.

E’ fotografato in modo straordinario, ed è un film crudele, recitato molto, molto, molto, bene da quasi tutti. La Ferilli (occhio che mi vien fastidio a scriverlo) è brava, ma proprio brava, anche se fa la Ferilli, la Ferrari, sebbene in una parte brevissima, anche. Lo squallore assoluto del personaggio di Verdone – che apparentemente è meglio di tutta quella gentaglia che gli gira attorno, ma in realtà è ancora più fallito di loro, ancora peggio – la grande bellezza che non sta da nessuna parte, nè a Roma, nè nella devozione della Santa, nè nel suo lavoro.

Insomma, m’è piaciuto, anche se la sceneggiatura è così così, anche se la tesi di fondo è vecchia come il mondo, film perfetti non ne ho ancora visti.

E’ un filmone e una volta tanto è un filmone italiano.

 

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