Da quando ho deciso che avevo un blog, cioè 5 anni fa (ne ho avuti TRE!! Nel frattempo) ho sempre postato una cosa su Vajont il 9 ottobre o lì attorno, quasi sempre.

Quest’anno è il 50esimo anniversario, quasi tutti, come scrivo sotto, i media riparlano di Vajont, quindi io mi sento autorizzata a postare due volte. Anche perchè in quest’anno sono cambiata io. Non poco.

Ho sempre scritto che il dolore di trovarsi improvvisamente da soli, senza una casa, senza neanche UN POSTO dove era la tua casa, fosse inimmaginabile, impossibile da comprendere. Lo credo ancora, ma adesso c’ è un esserino, piccolo quanto potente, che mi aiuta a capire.

Perchè, vedi, io faccio tanto la figa, mi lamento (e ne ho BEN DONDE), sono stanca stufa e stracciata, ma se per un qualsiasi motivo, se per una qualsiasi capriccio della vita, sfiga, disastro, o colpevole eccidio (come successe il 9 ottobre 1963) io dovessi mai sopravvivere ad Agata, non vivrei più.

E basta. Ovvio che fisicamente sopravvivi, ma non vivrei più. So che sembra forse un po’ esagerato, che magari dici “hai anche un marito-un altro figlio-i genitori, frateli, sorelle” sì, lo so. Ma non vivrei più, lo stesso. Figurati loro. Persone che di figli ne han persi tre, quattro. Bambini che dalla sera alla mattina son passati dalla condizione di vivere in una famiglia grande, piena di gente, magari anche un po’ fastidiosa, ad essere completamente soli al mondo.

Soli-al-mondo.

Allora capisco un po’ di più le immagini di questa gente, spesso povera gente, comunque gente semplice, tanti emigrati, tante persone che magari non avevano studiato tantissimo, sposati giovani, o zitellone/i, le immagini di questa gente che non piange, se le guardi vedi che all’epoca, di fronte a quello che era successo, non piange quasi nessuno. Hanno lo sguardo spento, vuoto. Come se qualcuno gli avesse spento l’interruttore. Come se fossero morti.

Alla scuola elementare di Longarone erano iscritti 226 bambini, fino all’8 ottobre del ’63. Ne morirono 186. E quanti altri, se vai a vedere l’elenco delle vittime, eran nati nel 1960, 1961, 62, 63. Una marea.

Allora, oggi che sono mamma (non mi sento meglio, per questo, non è questione di stupido orgoglio femminile) capisco di più, quello che magari non capivo fino a sei mesi fa.

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