I nonni.

I nonni sono preziosi, ovvio. Sarebbero preziosissimi. Sono “solo” preziosi, poi vediamo perchè.

I nonni sono – erano – i nostri genitori. Ora non più. Ora sono i nonni di Agata. Noi due, gli incubatori diciamo, in questo momento abbiamo perduto lo status di figli. Siamo due tizi che vivono in casa con Agata e con i quali devi confrontarti, se vuoi accedere alla Regina. Due guardie svizzere, in pratica.

Non riesco ancora a ricombinare il concetto di “miei genitori” con quello di “nonni di Agata” – forse nemmeno loro – tanto sono diversi nelle due modalità. Mantenendo peraltro una caratteristica, ovvero quel savoir faire nel rompere i coglioni, che mi manda fuori dalle orbite.

Ovviamente i nonni adorano Agata, negano che sia la versione femminile di Mefistofele e dichiarano che è dolcissssimaaaaa.

I nonni arrivano a casa sempre in coppia, come i carabinieri. Mia madre comincia a fare tutta una serie di cose che io non ho chiesto che faccia – e che NON VOGLIO che faccia – ignorando bellamente le mie richieste.

Es. : Io dico “mamma, potresti pulire Agata che come al solito ha cagato come un rinoceronte? Così io nel frattempo vuoto la lavastoviglie e metto via la roba?” Perfetto. Mia madre scatta come una pantera verso la lavastoviglie ed inizia a mettere via la roba a cazzo (probabilmente seguendo il SUO concetto di ordine, che magari è anche meglio del MIO, ma NON E’ il MIO). Così io, tanto per cambiare mi tuffo nella merda di mia figlia. Non che mi faccia schifo (anche se a giorni è davvero impressionante), ma se qualche volta lo facesse qualcun altro non mi incazzerei, ecco.

Nel frattempo mio papà non fa un cazzo. A parte fare il mona con Agata, tanto che temo che le prime parole di Damien saranno : “Nòno, eto finìo de far el stupido!?!”

E’ OVVIO che genitori e suoceri mi danno una mano enorme, ben inteso, soprattutto quando Illo è via (Là, dove gli sorridono i monti, chetàcagà) mi permettono di uscire ogni tanto, di farmi una bella doccia come dio comanda (quando la portano a spasso, se sono in casa non riesco, perchè continuano a rompere le balle “Annaaaaaaaa, la bambina … Fill in the blanks, può essere – piange – ha cagato – ha fame- ha vomitato – ecc.ecc.). E’ come se mia mamma, che di figlie ne ha avute due, dopo che ho partorito io si sia dimenticata tutto.

Invece il nonno è regredito ad uno stato primordiale. Al di là dei siparietti con la piccola (che ha due mesi e sembra decisamente più sveglia di lui, quando sono insieme), per il resto ripete ossessivamente “Che bela, che bela che te sì” e poi la porta fuori col passeggino e fa le gare con gli altri nonni. E quando torna me le racconta anche!!! Oppure se la porta in giro in macchina, che Agatina in macchina è felice, perde perfino quell’aria corrucciata, sorride e dopo tipo 30 secondi dorme. Il tempo di mettere la terza.

I nonni mi chiedono come va. Dopo un po’ ovvio. Quando arrivano sì e no che mi salutano “Dov’è la butìna!?!” – “Dove vùto che la sia? De là! Ciao, eh! ” – “… ” dopo un po’, placata la sete di Agata, si rendono conto che quella roba grassa e bionda malvestita e scalza che si aggira per casa, sarebbe figlia loro. Io rispondevo con sincerità agli inizi. Quindi non dicevo “va tutto meravigliosamente bene”, come è facile immaginare. Siccome loro vedono solo la meraviglia – e soprattutto dopo un’oretta o due se ne tornano a casa loro, immacolata e silenziosa – non capivano cosa avevo da lamentarmi.

Quindi ho smesso, ora dico che va tutto bene, è tutto meraviglioso, sono felice come non mai. Poi scoppio a piangere. Potrà sembrare strano, ma questo metodo funziona molto di più per far capire che sono un tantino in difficoltà.

Allora si prodigano. E – ripeto: GUAI se non ci fossero, davvero tutti e quattro sono meravigliosi e pieni di buone intenzioni e DAVVERO mi aiutano molto, non fosse altro che per regalarmi una cagata degna di tale nome o il piacere di prendermi un caffè con una amica (sembrano stronzate, ma non lo sono, per me è un modo per rientrare piano piano nella normalità) – allora scatta il casino.

In pratica per un po’ (ora devo dire che abbiamo trovato un’organizzazione migliore) dovevo badare ad Agata E ai nonni, quando venivano. Quindi doppio lavoro.

Però mi fanno tanto ridere, quello sì.

Dei suoceri non ho parlato volontariamente, non siamo sposati e non ho copertura in caso di abbandono. Meglio non rischiare. In buona sostanza sono come i miei, solo che sono i suoceri.

AAAAAAAAAAAAAAAAARGHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!

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