Data la mia condizione fisica, quest’anno ho dovuto necessariamente esimermi dall’affrontare fisicamente il temutissimo “CAMBIO DEGLI ARMADI”, che a me evoca scene da Prima guerra mondiale, soldati nel fango fino alle ginocchia, muli stracarichi di roba che precipitano da rupi alpine, urla, sangue, sofferenza, robe così.

Che in effetti io ho TANTA roba. E la spargo generosamente un po’ in giro per tutta casa, qua, là, su e giù, ovunque ci sia uno spazio “storage”. Di solito quindi il cambio degli armadi mi impegnava per più o meno una settimana, in cui la nostra eroina (io) girava senza costrutto per casa, in maglietta e (a volte) mutande, cercando di rompersi quante più dita dei piedi possibile, salendo e scendendo dalle scalette.

Insomma tira fuori la roba dalle scatole, controlla, inventaria, cataloga, pentiti, metti via, risposta tutto, nascondi alcune cose qua, altre là… Una roba terribile, mal di testa e malumori.

Quest’anno invece ho dovuto, mio malgrado, chiedere aiuto e di conseguenza sottostare al ricatto dell’uomodicasa, il quale ha preteso di occuparsi tanto della parte facchinaggio bruto, che di quella “strategia del cambio armadi”.

Insomma, niente. Non mi ha fatto fare niente.

Ora è tutto a posto, dice.

Il risultato è stato raggiunto in tre ore nette (contro la mia settimana).

In pratica ha spostato tutto quello che era “giù”, su. E tutto quello che era “su”, giù.

Non ci avevo mai pensato, che si può fare così.

 

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