* – “Papiiiiii!!! Andiamo in gita sabato?” – “Va bèn, Stèla, solo io e te però! Tua mamma sta a casa” (mia sorella non era pervenuta in quanto inquieta sedicenne spaccamaroni).

– “Sììììì!!!! Sì,sì, sì. Faccio io i panini!” – “No amore, lascia che li faccia la  mamma, meglio.” – “OK, quando andiamo!?”

Era tipo… martedì. La gita era in realtà estremamente labile. Dipendeva da guardie, reperibilità, rotture di coglioni familiari (nonne, zii, zie…) e voglia, non mia ovviamente, chè io avevo SEMPRE voglia di andare in gita col mio papà.

La gita senza mamma voleva dire due volte su tre, che si andava a vedere il rally. Non importava quale, quello più prossimo, diciamo. Giaccone, panini, K-way, ombrelli e via! Due rincoglioniti biondi (ho preso dal papà) sull’Alfa 75 verdegrigio su per i tornanti. A me piaceva da morireeeeee  andare in macchina col papà, davanti! Come i grandi. Facevo da navigatore, ovviamente ci perdevamo e giù bestemmie. L’infido genitore mi mandava allora in avanscoperta nei Bar o nelle tabaccherie a chiedere – “Vai tu, dai, tò, prenditi le ciunghe e un pacchetto di Merit” – che le bimbette bionde inteneriscono più dei medici rintronati.

In un modo o nell’altro riuscivamo ad arrivare… Giornale (per capire chi era che passava) seduti per terra. SEMPRE in alto, che giù è pericoloso – “Ma papi, dai andiamo più vicinooooo!!!” – “No, stiamo su che vedi benissimo anche da qua” – seduti sul K-Way, panini, biretta (lui), coca (io). Se c’era freddo (e c’era quasi sempre freddo) stretta al mio papone. Era bellissimo.

E poi via! Apripista e poi cominciavano ad arrivare… Un rumoooooreee…. Wrooom!!! Il ritorno di fiamma del motore, la cambiata, le gomme che fischiano sui tornanti. Io sono venuta grande così, anche così. Con queste gite e questo rombo nelle orecchie. La Delta Integrale, la Subaru, le Celica, le Escort, le Peugeot 106… Potevo crescere normale? No. 

Con un papà che si fece intrufolare in un congresso ad Helsinki (dovevo ancora nascere) per andare a vedere il 1000 Laghi!!? Mia madre ancora gliene vuole. Al freddo e alla pioggia -“a guardare quelle cazzo di macchine, con quel rumore, mi è venuta la tracheite!!!”. No, non potevo. *

Così son cresciuta, pan e machine. Ci sono andata anche dopo a vedere i Rally, da grande, e quando c’è il parco chiuso in città o l’arrivo, ci vado SEM-PRE. E mi fermo lì, come una decerebrata, con la lingua di fuori a guardare le macchine. Me la sono anche comprata, una macchina che è tuttora una delle bombette più diffuse, per i rally.

Credo che il legame tra pilota e co-pilota (o navigatore, che dir si voglia) sia uno dei più forti in assoluto, che si possano instaurare tra due persone, basato su una fiducia cieca. Assoluta.

Una fiducia che, da ambo le parti, ti mette nelle condizioni di mettere letteralmente la tua vita nelle mani dell’altro/a. Se ci pensi è incredibile, nemmeno in una coppia, per quanto sia affiatata, si arriva ad avere un legame così. Quei due lì, finchè sono in macchina insieme sono completamente uno nelle mani dell’altro, in un modo che è assolutamente biunivoco. Il Navigatore, ovviamente è nelle mani del pilota, ma la cosa meravigliosa (per i malati, come me) è che il pilota deve la sua salvezza al co-pilota. Una nota sbagliata, detta in ritardo, segnata male? Sei fuori. a muro, contro un albero, in un burrone.

E questa gente, che a parte pochissimi (facciamo un migliaio in tutto?) professionisti, lo fa solo per passione, spendendo un sacco di soldi, rischiando la pelle, divertendosi, bè, io la adoro e la ammiro. Come amavo da morire, a 9 – 10 anni starmene sui terrapieni al freddo, ad aspettarli passare.

E secondo me, nel video qua sotto, si capisce benissimo lo spirito, sono tutti botti, ma non l’ho messo per quello. E’ che mai, mai in nessun botto, neanche quelli più brutti, il navigatore si incazza o ci sono dei diverbi o robe così.

E’ gente matta, ma a me piacciono da mo-ri-re. E la navigatrice l’avrei fatta tanto, ma tanto volentieri. Mpf. Ora non potrò più.

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