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Ferrara è una città in Emilia. Come no!? Sì, ti dico che è in Emilia. Davvero, sì. In Emilia.

Ok, non è una Città Emiliana, non del tutto, ma lì sta. No, Ferrara non ha i portici. Cioè qualcosa, ma poca roba. Pochissima. No, Ferrara non è sulla Via Emilia, non c’è Via Emilia (Est, Ovest, Ponente o Levante) a Ferrara. A Ferrara c’è un Castello in centro, col fossato e l’acqua dentro. Ti dico che è in Emilia!!

Ferrara in effetti è la meno Emiliana delle città Emiliane, l’accento ed il dialetto sono strani, diversi dal resto dell’Emilia, non è sulla Via Emilia, ma subito sotto al Po, è sicuramente più contigua al mare che all’entroterra Emilian-appennin-toscoromagnolesticazzi. Si trova in una specie di avamposto, in trincea a difesa dei confini contro i Barbari Veneti, appena sopra. Che i Veneti (quanto meno per mia nonna) non sono veneti, sono “Veneziàn”. Tutti.

Aggettivo al quale generalmente ne vengono affiancati altri, non lusinghieri. Non importa se sei di Belluno, Verona, Treviso o Venezia, sei “Venezian”. Il fatto poi che Ferrara confini con la Provincia di Rovigo (lato Polesine) ha senz’altro aiutato la formazione di un’opinione non  proprio positiva nei nostri confronti. Tipo disprezzo, diciamo. Non che il Ferrarese mostri sentimenti di amicizia nei confronti di chiunque altro non sia di Ferrara città. No, non sto scherzando, gli stan sul cazzo da morire anche quelli di Cento o Bondeno. “Comacchiese” (non riesco a tradurlo in dialetto) è proprio un insulto.

Il territorio esemplifica perfettamente il concetto di “pianura”. A Ferrara non ci sono Monti, non ci sono Colline, non ci sono Alture, non ci sono Dossi, non ci sono Cunette. Sembra che per legge qualsiasi cosa esuli dal concetto di “piatto”, sia vietata.

Intendiamoci subito, Ferrara è bella. E’ una bella città. Ma. E’ bella circa un miliardesimo di quanto la ritengano bella i suoi abitanti (che sono convinti di abitare a Manhattan, però meglio) ed è una cittadina, nel senso che non credo arrivi a 150.000 abitanti. Abitanti che sono convinti che, siccome nel medioevo/Rinascimento c’erano gli Estensi che ne avevano fatto un centro molto importante, nel 2012 sia ancora così.

Il Centro storico è molto carino, il Castello è proprio bello, il Palazzo dei Diamanti pure, Corso Ercole d’Este, dritto come una fucilata è meraviglioso, soprattutto se ci vai adesso, col freddo e la nebbiolina, il grigio, poi giri verso la Certosa che è una roba da rimanere a bocca aperta per la meraviglia… Vai sui bastioni, è bella, niente banane. A me Ferrara piace girarla a piedi, anche se lì vanno tutti in bici, anche i paraplegici, anche gli amputati alle gambe, anche le vecchie che girano col deambulatore, gli dai una bici e… zac! Via che vanno. Infatti appena entri a Ferrara – che da qualsiasi parte tu entri, fa cagare, poi migliora un bel po’, ma ci sarebbe parecchio da lavorare sulla periferia – sul cartello c’è scritto “Città delle biciclette”.
Attenzione! Non scherzano un cazzo. Non intendono dirti che le biciclette sono gradite, che vengono in qualche modo tutelati i ciclisti, che andare in bici a Ferrara fa figo (Come qua, che quei quattro disperati che girano in bici han le biciclette che costano come una Punto) no, no. Intendono dirti che L’UNICO mezzo di locomozione tollerato è la bicicletta. Decidi di andare in macchina? Cazzi tuoi. I Ferraresi guidano come una Suora dopo che ha preso 40 gocce di Lexotan. In mezzo alla strada però, ché son abituati ad avere le bici sulla destra. Decidi – come me – che ti piace girarla a piedi? Preparati, sarai costretto ad andare in giro come James Bond, guardandoti intorno ossessivamente, con gli occhi anche sulla nuca, perchè prima o poi (Garantito. Succederà) spunterà una qualche cazzo di bici a tutta velocità per arrotarti. E dopo che ti hanno tirato sotto, te ne dicono anche per i porci. MAIAL!

Il colore prevalente di Ferrara è il rosso mattone, che le case tendenzialmente sono faccia a vista, le strade del centro strette e un po’ tortuose, piene di Bar. E’ un posto dove la gente è ancora cordiale, almeno per quanto mi ricordo io, se vai a comprare il pane in quartiere e salta fuori che sei la nipote di … non te le cavi in meno di un quarto d’ora. Tutti sanno tutto di tutti.

A Ferrara e nei dintorni ci sono le maggiori industrie dei settori nebbia e zanzare del Paese.
A Ferrara fanno la Salama da sugo. Roba da stomaci forti, infatti io la adoro. Ma attenti! Che, punto 1, va mangiata col purè, se no muori, punto 2 se è cattiva è una roba che tiri giù tutti i santi del calendario.
A Ferrara c’è una bella, grande ed antica Università. Pecà che a Bologna ce ne sia una più bella, più grande e più antica.
A Ferrara, per questo ed altri motivi c’hanno il complesso di Bologna. E’ una roba che non gli va giù, proprio.
A Ferrara non bere mai, mai, MAI, PER NESSUN MOTIVO, del vino. Non farlo, non chiedere perchè, non farlo e basta.
A Ferrara si mangerebbe da dio. Roba tosta, capiamoci, ma davvero buona. Ricercata, fanno il pasticcio di maccheroni e ragù dolce, fanno i caplàz (cappellacci con la zucca) che sono una delle robe più buone che tu possa mangiare in vita – io li mangio SOLO col ragù, senza perdono qualcosa, ma sono tollerabili anche burro, noce moscata e salvia – fanno il pane ferrarese (la coppia) che a Ferrara è SQUISITO, invece in tutti gli altri posti fa cagare verde, fanno tante robe buonissime. Ma c’è il condizionale, perchè (a parte qualche posto ancora “sincero”) in generale a Ferrara si mangia da merda. Perchè c’è questa idea della cucina classica rivisitata alla cazzo di cane, che ti fanno i cappellacci conditi con le foglie di rosa e il sugo di anturium orientale e il cappero di pantelleria e la Salama in trionfo di sailcazzo cosa e VAACCAGARE che io mi incazzo e sto di cattivo umore per due giorni.
A Ferrara c’avevo un morosetto, anni fa. Parlava come Franceschini, solo che ogni tre per due diceva “Maial!”
A Ferrara le ragazze – quelle che conosco – se la tirano tutte fino ai Lidi, una roba imbarazzante. Poi però a far serata vanno a Bologna, di nascosto.

E’ un bel posto, molto meno di quanto pensino i ferraresi, ma è bella, vale la pena. Sa di … boh. A me sa un po’ di casa, che un po’ di me viene da lì.

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