Oggi, passata la visita son tornata, sotto prescrizione medica, nella mia posizione ormai abituale, cul busoni.

Non ho guardato “we want sex”, ho, come faccio tutti gli anni, guardato Vajont, di Paolini, lo faccio appunto sempre, ogni anno tra ottobre e novembre, per ricordarmi del Vajont. Perche’ lo sento giusto, e’ una cosa per me, per ricordarmi chi sono e da dove vengo, di tutta quella gente che é morta.

Ovviamente sto ancora piangendo, piango sempre tantissimo, tutte le volte. Mi si riempiono gli occhi di lacrime, che mi bruciano quasi, finché alla fine non sto li a singhiozzare, pensando a quel funerale, alla gente a chi, come mio zio, e’ andato la il giorno dopo da militare di leva e non gli é mai piu venuto via di dosso, il Vajont. il silenzio, il fango, gli occhi delle persone, dei pochissimi sopravvissuti, gli occhi di chi tornava di corsa, col primo treno, dalla Svizzera, dalla Germania, dall’Austria, poveracci, povera gente che emigrava per mandare due soldi a casa. E che tornavano per non trovare niente, famiglia, case, amici, morosa, tutto sparito. Tutto.

E allora mi sento che me lo devo, cosí, per me e per la mia terra.

Nuit.

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