La cassazione ha emesso la sentenza definitiva, al riguardo di quanto avvenuto all’interno della caserma Diaz, a Genova, 11 anni fa.

11 anni.

Sono tantini. Io, da adolescente impegnata, singola e un po’ cretina (no, non avevo la kefiah, ma giravo lo stesso come una stracciona e mi piaceva l’idea di impegnarmi, in qualunque cosa) volevo andarci, dopotutto Genova dista qualche ora di treno, magari sarebbe stata anche l’occasione per gettare alle ortiche la mia, all’epoca oramai ingombrante, verginità.

Grazie a dio il veto posto dal parentado fu così netto, violento, inderogabile, da farmi desistere, subito. Mia mamma era a Bologna nel ’77 e prima, a fare l’Università e si ricordava bene cosa significava uno “scontro di piazza”, soprattutto se tu non c’entri un cazzo.

Allora me ne stetti a casa, pensando di essere una sfigata, ora penso che non li ringrazierò mai abbastanza. Non voglio nemmeno pensare a cosa debba essere stato, esserci.

Dopo undici anni – ribadisco, sono tantini – i vertici della Polizia di allora (che sono i vertici delle forze dell’ordine di adesso, peraltro) sono stati condannati in via definitiva. Non entro nel merito della sentenza, mi fido dei giudici. Dal mio punto di vista è giusto che, accertati gli abusi – e non mi pare ci possano essere dubbi, svegliare dei ragazzi che dormono e prenderli a calci in faccia, è un abuso, come minimo – vengano individuati e puniti i colpevoli, chi ha taciuto, chi ha cercato di depistare, chi ha ordinato i blitz.

E mi sembra più che giusto che queste persone, condannate anche a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, vengano rimosse dai lo ro incarichi. E’ vero che si può sbagliare, ma fino ad un certo punto.

Sono contenta, davvero. Quello che successe al G8 fu, comunque vergognoso per l’Italia, per l’umanità. L’Italia non è il Cile di Pinochet e nemmeno l’Argentina di Videla.

Meno male.

 

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