– Dioooocan!!! –

– Uh!?! Chi c’è!? – (Ma ce l’avranno con me?! La voce è conosciuta, ma così alle spalle… Mah. Mi fermo.)

– Diocan!! Anna!! – (Per strada, naturalmente)

– Eh! (sì, ce l’ha con me, ho anche capito chi è) Ciao Bonda! (soprannome) come stai!? – Come stai TUUUU !?!? Non sapevo che eri tornata! Eh, sono un paio di mesi, com’ela? – Bèn, bèn, ma dai, contème!!  –

Racconto, brevemente, dopodichè comincia lui. Va avanti per un’ora. E sei bianchi (lui), o tre birrette (io). El bonda è mio amico tipo da…  mah, saranno…. tipo da sempre, che facciamo prima.

Bello è bello, eh! Un po’ stropicciato (PARECCHIO stropicciato), logorroico, egocentrico, ma a me va benissimo, io non lo sono, non amo stare in prima fila, lui sì, invece, quindi… l’ingegner Bonda ha terminato gli studi subito prima dei trent’anni, dopodichè è andato a fare tutt’altro. Ma dicevo, bello è bello e io ci ho fatto anche più di qualche pensierino, pensieri che tali son rimasti, soprattutto perchè:

1) Il bonda è pazzo.
2) Il bonda è un alcolizzato cronico, anche se non sembra.
3) Il bonda  sparisce. Ogni tot, per chiunque, sue morose incluse, lui sparisce. Spegne i telefoni, non lo trovi da nessuna parte, puf! Scomparso.
4) Il bonda è in assoluto la persona meno affidabile che io conosca. Che, considerando la media delle persone che conosco, significa che l’uomo è DAVVERO inaffidabile.

Esempio di conversazione tipo via sms:  Ci mettiamo d’accordo che usciamo tutti insieme e che lui mi sarebbe venuto a prendere – a piedi, ovvio. Son passati dieci minuti dall’orario stabilito.

AL: Bonda, dove sei? Ti aspetto giù, a presto.
B: Ok.

Altri dieci minuti.

AL: Bonda!!! DOVE CAZZO SEI!?!?
B: Scusa scusa, arrivo subito!!  5 min. e son lì.

Altro quarto d’ora, inizio ad essere un po’ alterata.

AL: PORCODIO!!
B: Diocan, arivo.

Arriva. Dopo un altro quarto d’ora. Gli altri probabilmente stanno già mangiando. Mi spiega, senza il minimo cenno di scuse, che siccome ha trovato degli amici (gentaglia che conosce poco più che di vista) in centro, non poteva in nessun modo sganciarsi dall’aperitivo che gli hanno offerto. Dai cinque aperitivi. Il tutto me lo spiega mentre io voglio andare a mangiare, ma invece (devo ancora capire perchè io con lui perda completamente il possesso di me stessa) siamo seduti a prendere il sesto aperitivo. Gli altri aspetteranno. Dice. Lui. Infatti chiamano, me.

Lo schiodo e così poi si va a raggiungere tutti. Il problema con lui non è che ogni tanto sia così, il problema è che è sem-pre così, non solo con me, anzi. A me è riservato un trattamento di favore, perchè son la bambina del gruppo, perchè bevo, perchè non rompo i cojoni (a lui) cosa che, da sola, mi vale un rispetto infinito. Le morose, poverine, invece prima vengono irretite dall’aspetto (ribadisco, l’uomo è BELLO. Non bello finto, bello e basta) e dalla simpatia, poi scatta l’istinto della nurse, che è quello che invariabilmente le incula. Perchè è estremamente divertente star fuori con uno che urla e blatera cazzate per una sera intera, che offre da bere finchè ha soldi e beve come un tombino, che ti copre di attenzioni e complimenti e dice cose profonde e delicate. Sì. Per una sera. Poi però ti accorgi che non fa così, per sport, no. E’ così. Sempre. Al quarto fine settimana di fila che passa completamente ubriaco dalle 16.30 del venerdì fino alle 18.00 della domenica, ti rendi conto che hai fatto uno sbaglio. Ma ormai è tardi. Perchè lui non ti lascerà più. Non lascia mai nessuna.

Si farà odiare, finchè, stremata, non lo manderai affanculo tu.

E dopo è anche capace di fartene una colpa.

Una volta, tanti anni fa, è venuto a trovarmi a Bologna, così, perchè non aveva un cazzo da fare e io ero là triste e sola – secondo lui – e siamo andati in giro. Andare in giro significa frequentare un paio di locali per un sano aperitivo – diocan, elo un aperitivo questo!? Ma el vin lo conoscono, a Bologna!? – A cena due bottiglie di vino, tre amari dopo il caffè.

Poi si va a bere qualcosa, naturalmente.

In tutto questo tempo il Bonda parla, parla continuamente, senza un filo logico preciso. Si va da “No sta a far cassade, che finchè sei giovanissima gh’è un sacco de ragazzi stupidi che ti possono fare TANTO male, attenta Anna. Tra cui me, ad esempio” a “Viva il duce, diocàn!” Così, a cazzo, che non mi risulta il bonda voti alcunchè, da mai. A me piace moltissimo, perchè mi rilassa. Poi parlo anch’io chè lui, va detto, ascolta e consiglia. Consiglia poco, ma almeno ascolta. Soprattutto non giudica, non moralizza, non rompe i coglioni… Ciacola ciacola e bèi.

Ecco. La serata finì ovviamente come è facile immaginare. Una bionda completamente disfatta, abbracciata ad un palo di segnaletica stradale che vomita anche l’anima degli antenati lontani, mentre il bonda, con classe, cerca un taxi.

“TAAAAAAAAAAAAAAXIII!!! Ecòlo diocàn!! Dai, monta, ghe la fèto?! ” – “Scshsì, forse, pèta.” – “Allora, cosa devo dirgli, dove abitiamo? Buonasera, ecco, noi andiamo in viaa…. Ana!! Via?” – “Via shgahe cn me eino, TRE!” – “EH!? Cossa?” – “TRE!!!!” -“dioooooo… Vabèn, spiego mi”.

Dopo una bella mezzora in cui io muovendo le manine facevo destra-sinistra al tassista, siamo arrivati. Mi ha messo a letto, spogliata, sciacquata la faccia e i denti, mi ha tenuto la testolina mentre vomitavo e mi ha aiutato a ri-lavarmi i denti. Dopodichè è andato a dormire. Sul divano, chè lui non si voleva approfittare delle amiche.

Ecco. Mi ha fatto un sacco piacere rivederlo.

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