Il racconto delle gesta dell’Eroe, in qualsiasi leggenda, saga, o storia, non può prescindere da un elemento fondamentale.

L’antagonista. Il nemico. L’avversario.

Achille ed Ettore, Leonida e Serse, Togliatti e De Gasperi, Superman e Lex Luthor, Otello e Yago, Senna e Prost. Spesso l’Antagonista era un amico dell’eroe. Che poi per qualche motivo – generalmente sete di fama e potere – tradisce l’amicizia e diventa appunto

L’ANTAGONISTA.

Anche nella storia di Villeneuve, che oggi viene celebrato nel trentennale della morte, c’è l’Antagonista. Ecco, io parlerò di lui, dell’antagonista, dell’avversario, del traditore.

Didier Pironi è del 1952, avrebbe fatto 60 anni un mese fa. Aveva un paio di anni in meno di Gilles, ed esordisce in Formula 1 un anno dopo, nel ’78 con la Tyrrell. Un cesso di macchina, nel complesso. Con cui il biondino però fa dei gran risultati, per carità spesso dietro a Depallier, però fila. Va a punti, combatte, sbatte poco e va fortissimo. In qualifica è quasi sempre una chiavica, ma in gara fila come un treno, il biondino.

L’anno dopo inizia di nuovo con la Tyrrell, va a podio. Mica male. Poi passa alla Ligier, che è una GRAN macchina, quell’anno, e vince. Già. Il biondino vince e si fa notare un bel po’.

Tanto che, l’anno dopo, lo prende Ferrari. Pironi è solo uno che si è fatto vedere, d’altra parte la Ferrari dopo il 1980 non è che sia proprio ambitissima, non capita spesso che un Campione del Mondo non riesca nemmeno a qualificarsi, ma per Didier va benone! E’ un sogno è, altro chè cazzi!!

Così dal 1981 la Ferrari presenta in griglia due bambolotti, Didier è perfino più bello di Villeneuve, sembra finto. Con le guanciotte paffute, i capelli color del grano, avrebbe potuto fare l’attore, invece fa il pilota. Di una Ferrari così così, nel 1981. Così così ad esser generosi, in verità la macchina era una specie di dragster, con un turbo potentissimo con un ritardo di risposta spaventoso e al tempo stesso fragilissimo ed un telaio preso pari pari dalla 126. La Fiat 126.
Infatti si chiama 126 Ck. Bella da vedere ma inguidabile. L’unico che potrebbe guidare quel trattore è l’uomo delle motoslitte e infatti Villeneuve la guida come una motoslitta, la butta nelle curve, la riprende in controsterzo, ne fa di tutti i colori e riesce a vincere due gare, incredibili, tutte e due.

Pironi invece, diciamocelo, quell’anno non combina quasi un cazzo.

Altro giro, altro regalo! L’anno dopo invece la 126 C2 è una macchina forte. Forte sul serio. Il turbo funziona, gli ingegneri han capito cosa sono le minigonne e l’effetto suolo e la macchina va. Così come vanno i due piloti. Anche se per un po’ non raggiungono risultati dignitosi, fino al GP di San Marino.

AAAAAAAAAHIIIIIIII! TRADITOOO-OOOO-RRREE-EEEEE. AIIIIIIIIIIIIIIIIII! MAL TE INCOLSE-EEE-EEE! (Coro)

A Imola le Ferrari si trovano in testa (davanti Gilles, dietro Didier) per puro culo e al muretto lo sanno benissimo. Siccome il motore della Ferrari consuma, appunto, come una Ferrari, espongono il famigerato cartello “SLOW”, che peraltro NON vuol dire “mantenete le posizioni”, no. Vuol dire “andate piano, ZIOCANE!”. Didier sicuramente lo interpreta così e non ci trovo nulla di tremendo. Quindi passa il Canadese alla Tosa. L’altro si incazza e lo ripassa, ma alla fine vince Pironi.

Apriti cielo!

Si incazzano tutti, tutti! Villeneuve prima di tutto, poi il vecchio Ferrari (ma non tantissimo), la squadra. Ma soprattutto si incazzano gli adoranti tifosi di Gil, la stampa, schiava delle gesta di Villeneuve e del suo carisma. Pironi è il traditore. Poco conta che, giustamente, interrogato sul fattaccio abbia risposto: “Dove sta scritto che io debba arrivare SEMPRE secondo?”.

Poi Villeneuve muore.

E Pironi, per una grande parte dei tifosi, della stampa, dei commentatori, è il mandante morale della morte del Canadese. L’Antagonista. Lo Yago.

Pensa te che il francesino, addirittura, vince le gare, va in testa al mondiale. Che mancanza di tatto. Che insensibilità. Io non so come abbia vissuto Pironi, quel 1982, ma non credo che sia stato tanto sereno. Il tuo compagno di squadra che muore prima di poter ricucire un rapporto almeno di rispetto, l’incidente al Paul Ricard, che di culo esci dalla macchina sulle tue gambette, l’incidente in Canada, con Paletti che ti muore sotto le mani, praticamente, dopo che ti ha tamponato.

No, non credo che fosse sereno.

Arriva Hockenheim, Pironi è bello in testa al mondiale, avviato a vincerlo, a trent’anni, su una Ferrari. Piove forte, Pironi prova le gomme da bagnato, è un attimo. E’ dietro a Daly, che scarta da una parte all’improvviso, Pironi forse pensa che voglia lasciarlo passare,  invece no. Si sposta perchè davanti c’è Prost, lentissimo, in rettilineo. BUM!!

Lo prende in pieno, la Ferrari, proprio come quella di Gilles due mesi prima, si disintegra, vola in aria per dieci metri, ricade di schianto. Ha sbagliato anche Pironi? Forse. Forse è solo sfiga, capita.

Pironi è dentro alla macchina, ha le gambe disintegrate. A tal punto che Piquet che va per soccorrerlo, gli parla un attimo (Didier è senza casco, una maschera di sangue che urla dal dolore) e poi vedendo le ossa delle gambe che sbucano dalla tuta e dal quel niente che resta del muso della Ferrari, si allontana per vomitare.

Ci vogliono venti minuti per tirarlo fuori. Watkins, medico della F1, valuta a lungo se amputare direttamente lì per liberarlo, invece poi riescono a salvargliele. Fine del Mondiale ’82. Fine del sogno. Fine della carriera.

E’ tanto se riesce a camminare, Didier, l’Antagonista.

Poi 5 anni dopo, tentando di vincere il mondiale offshore su una barca avveniristica per l’epoca, Pironi muore. Prende male un’onda.

Non aveva più la faccia da bambolotto perfetto Didier, era ingrassato, invecchiato, mostrava più dei suoi 35 anni. Forse non gliene fregava neanche tanto, degli offshore, ma sai, se non puoi più correre in Formula 1…

Fine delle trasmissioni, l’Antagonista è morto.

Evviva l’Antagonista.

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