Dal fare tutte le cose che ti piace fare nella vita.

Che belle le ragazze timide, che arrossiscono, che passano i pomeriggi distese sul letto a sognare, a fantasticare di amori che non hanno il coraggio di esprimere, come sono ammalianti, loro malgrado. Il volume di voce basso, lo sguardo un po’ sfuggente. Sono misteriose, piene di fascino.

Un-bel-cazzone-turgido.

Quelle sono le immagini “letterarie”, “romantiche”, la timidezza come pregio, quasi a significare delicatezza, lievità d’animo. Un cazzo.

Uno/a timido/a può benissimo essere un terrificante figlio di puttana, punto primo. Punto secondo, essere timidi è una condanna, un processo lungo una vita, in cui il Pubblico Ministero, la pubblica accusa, sei tu. Sulla base di prove assolutamente indiziarie.

La timidezza non ha molto a che fare con la debolezza o l’educazione, od una naturale ritrosia ad esibirsi. Ha a che fare con UN FIGLIO DI PUTTANA che TI GIUDICA CONTINUAMENTE e che, ancora prima che tu pensi seriamente di fare qualcosa, qualsiasi cosa che coinvolga la possibilità di essere vista, sentita, notata, ti fa notare che non è il caso, che non sei all’altezza, che senz’altro farai una puttanata e, di conseguenza, una figura di merda siderale.

Uno che prima ti giudica e poi ti blandisce dicendoti: “Ma dai, stai qua zitta e ferma, non vedi che bene che si sta qui? Lascia perdere, non sei adatta tu, a queste cose, lascia che facciano gli altri, quelli che sono portati…”

E il figlio di puttana maledetto, la troia malvagia, la stronza che ti giudica… Ta dààààààààààn!!! Sei tu. Nessun altro. Solo tu.

Imbecille che ti guardi le scarpe per delle ore, in qualsiasi consesso di persone che invece parlano, si presentano, scherzano. Che a cena mangi in silenzio, che il poveraccio che ha avuto la sfiga di capitarti di fianco, passerà una cena in perfetto silenzio. Di lato ad una decerebrata che è sempre lì lì per dire qualcosa, ma…  – Ma no, lascio stare, cosa vuoi che gli interessi di quello che sto per dire… – fino a che anche Gandhi si stufa e si alza e va da altri. E’ successo, non mi invento un cazzo, è così.

E io non sono neanche brutta (modestamente), quindi resistono anche un po’, prima di andarsene. Perchè!?!? Boh. Io parlo di essere davvero timidi, timidi in modo patologico, “criminalmente volgare”, come dice Morrissey.

No, non i timidi per finta, quelli che dicono che sono timidi e poi in realtà se la tirano solo un po’. Poi in realtà sono dei simpaticoni. No, no. Io sembro stronza per un bel po’. E’ difficile averci a che fare. Con me. E con quelli come me.

Devi avere pazienza, ma tanta pazienza. E non è affatto detto che ne valga la pena.

Cos’è essere timidi? Questo è:

There’s a club where you’d like to go, you could meet somebody who really loves you. So you go and you stand on your own, and you leave on your own, and you go home and you cry and you want to die!”

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