E’ tantissimo che non ti scrivo, mi va di farlo in pubblico, l’ho fatto tante volte, lo faccio anche oggi. E’ una settimana che son tornata, che ci ho ri-sconvolto la vita, che ho portato il mio casino bestiale (e i miei casini interiori) nella tua casa, che tu dici che è la NOSTRA casa, ma a me fa paura, mi spaventa pensarci, fatico a pensare che sia nostra, preferisco fare la stupida e dire che è tua e solo tua.

Scusami.

Da una settimana vivo in una specie di bolla, mi devo riabituare, mi devo riprendere, mi manca la mia disperata solitudine, lo so che sembra una cazzata, ma è vero. Mi manca il mio non potermi appoggiare a nessuno, mi manco io. Però ci sei tu. Lo so che ci sei, me ne accorgo, lo sento. So anche che ti do sui nervi, lo vedo. Anche tu, caro, ti devi riabituare. E ti scrivo caro in senso stretto, senza ironia. Caro. Chè mi sei caro e importante. Ti sto tra i piedi? A volte sì, vero? Tutti e due ti stiamo tra i piedi, anche se mi guardi con l’aria di dirmi “ma che cazzo stai dicendo?” quando te lo dico.

Devo riprendermi l’intimità, l’abitudine a stare con te, devo dimenticarmi il modo di prima, le ansie, la paura che la sera non torni, che debbano passare settimane o mesi prima di rivederci. La sera torni a casa e per me è sempre una specie di apparizione, non riesco a non ringraziare, che tu torni e stia lì, con me. Arriverà l’abitudine, arriveranno gli scazzi, la noia. E io ringrazierò lo stesso. Per te. Per noi. Chè non riesco a non pensare che siamo una cosa bella, noi due.

Quanto tempo? Tre anni e sei mesi. Di cui due e mezzo vissuti distante. Per colpa mia. Per mia scelta, dai. E ancora ci penso e mi dico che se siamo ancora qua, se siamo di nuovo qua – mi sento come se fossi rinata dalla ceneri di qualcosa che si stava sfaldando e INVECE NO! Cazzo, non si è sfaldato, non glielo abbiamo permesso, di sfaldarsi – noi due (sì, Mazi, noi tre) è perchè forse un destino c’è. O forse solo perchè ti amo.

Non te lo dico mai, MAI. Lo so.

Chè sabato mattina siamo stati lì, a letto insieme, nudi nudi a star lì e non far niente, solo a goderci noi stessi. Niente sesso, solo tu e io, nudi sotto le coperte a riscoprire cos’è essere intimi, cos’è POTERE stare a letto nudi e non scopare, perchè tanto possiamo scopare dopo, un altro giorno, domani, quando vogliamo, perchè CI SIAMO. A stare lì ed annusarti, infilare la testa su di te, di fianco a te, sentire che ci sei. Ci sono io e ci sei tu, insieme. E dormire con la testa sul tuo cazzo, solo per sentirti.

Non te lo dico mai, te lo scrivo.

Ti amo. Ti amo completamente, ti amo la mattina quando esci, ti amo quando vado in bagno e trovo la tua roba in giro, ti amo ogni minuto della giornata, ti amo quando mi dimentico che ci sei, ti amo quando esco con le amiche, quando ti aspetto e mi dici che tarderai, quando ti scrivo che esco a cena Ti amo e basta. Non mi interessa neanche più sapere perchè, è lo stesso. E’ che mi basti. Me ne sono accorta sabato, mi basti tu. Il resto aiuta sì, fa contorno, abbellisce, ma non è necessario per me.

Tu sì. Tu sei necessario.

E sabato mattina, mentre ero tutta intorcolata su di te… Non so come spiegartelo, io non sono religiosa, ma mi sembrava che qualcuno mi avesse fatto la Grazia, sì. Sabato mattina a dormirti sopra io ero felice. Felice come da bambina. Senza filtri, senza razionalizzazioni, felice.

Io con te sono felice.

Questo volevo scriverti.

Anche se non te lo dico mai.

 

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