Un fine settimana da incorniciare.

Sabato ho tentato di acquistare un abbonamento per la telefonia cellulare, inclusivo di ricca e succulenta offerta per uno smartphone (visto che non ce l’ho più), che io, abituata ad una certa “semplicità” per quanto riguarda queste cose, immaginavo mi avrebbe richiesto tipo… 3 minuti. E 15 Euri (netti) al mese.

Naturalmente sono ancora senza.

Più o meno è andata così:

Operatore fighetto e, mi dissero, economico:
A: Buongiorno, io vorrei l’Aìfon. Con la possibilità, insieme al meraviglioso oggetto, di effettuare chiamate, riceverne, mandare sms e navigare in internet. Sono disposta a pagare qualcosa, in cambio.
Commessa: Buongioooo-ooo-or-no (cinguettante). Abbiamo questi – mi mostra un depliant del tutto incomprensibile – qui c’èsiaricaricabilecheabbonamentilosmartfònèinclusoperquestiacinqueeuriperquestiadiecieuriperquesti
100minuti200minuti300minuti..
A: Voglio l’aìfon. Quatro.
C: Allora, abbonamento o ricaricabile?
A: Cosa conviene?
C: L’abbonamento, naturalmente, anche perchè con la ricaricabile lo smartfòn si paga.
A: Dirlo subito no? Ok, abbonamento.
C:  Allora abbiamo questo che per soli 20 Euri al mese – ma lei viene da altro operatore? – Sì, direi di sì – ecco – allora, dicevo, con 20 euri al mese, + 5,16 di tassa concessione governativa
– EH!?!?!?
– Tassa-concessione-governativa
– Sarebbe?
– Una tassa
– Ziocàn –
+ 10 Euro al mese hai 200 minuti di conversazione, 200 sms, 1 gb di internet e l’aìfon.
A: Quindi 36 Euro al mese, e se sforo?
C: Meglio che non sfori.
A: E se andassi all’estero? Posso chiamare, mandare SMS,  ecc.?
C: Meglio che non vai all’estero.
A: Ok, ci penso un attimo, eh…

La cosa che più mi ha sconvolto  è la TASSA… Il 25% di TASSA…

Ok, vado da un operatore molto grande, ma meno conveniente, dicono.

Tutto come sopra.

C: NO, l’aìfon no.
A: Come no!?!?!  Io voglio l’aìfon!
C. No, quello solo con il Premiumfigasoldigoldexcellence pack abbonamento con Carta di credito durata minima 2 anni e mezzo, costo telefono 5 euri al mese 1200 minuti di conversazione, sms, scarico pornazzi gratis caffè la mattina contestuale alla sveglia, pompino (uno al mese) se sei maschio, lappatina alla passera (una al mese) se sei femmina.
A: Costa?
C: 65 Euri/mese, + …
A: Tassa-concessione-governativa
C: … Brava, pagamento solo con Carta di credito. Mi dai i dati? Ah, ora l’aìfon non ce l’ho, ma in un paio di mesi dovrebbe arrivare…
A: Ma col cazzo!!!  70 euro al mese? Ci penso, grazie mille.

Credo mi indirezzerò verso un altro telefono, non ho ALCUNA intenzione di spendere + di 25 euri (tutto compreso) al mese. LADRI!

Domenica, non avendo particolari programmi, siamo andati al VINItaly.

La visita all’immonda fiera deve soddisfare alcune condizioni, per partire con il piede giusto:
1) Entri di straforo, gratis.
2) Conosci almeno un espositore, che ti farà bere come un tombino.
3) Nessuno dei tuoi compagni capisce UN CAZZO di vino, così ci si evitano le rotture di palle – Mhmhmmm, sa di medioevo, retrogusto di sandalo (Usato?) con un boquet di frutti di bosco pisciati da una poiana, sento anche l’aroma di cuoio e colla, da calzolaio… Vaincùl. Elo bòn? – e si va serenamente verso il fastidio epatico.
4) Vestiti comodi, scarpe comode.

Soddisfatte queste, ci si diverte un bel po’. La fiera è frequentata, oltre che da cazzoni autoctoni, come la sottoscritta, da alcuni notevolissimi personaggi, immagino gravitanti intorno al Mondo del Vino… Certe teste di cazzo, che lo vedi da come vestono, che sono teste di cazzo… Signorine, poverette, costrette in tacchi assurdi, con gli alluci che fuoriescono dalla scarpa aperta, viola per la compressione, che sembra che gridino – aiuuuuuu-uuuu-toooooo – da dentro. Labbra come canotti, culi evidentemente tenuti su coi tiranti.

In compenso io sembravo un ragazzino – stupido – per come ero vestita.

Ore 11.30, entriamo, non senza qualche difficoltà.
Ore 12.30, usciamo dal primo padiglione, il sole mi disturba più di quanto dovrebbe… Mi scappa da pisciare, anche.
Ore 13.00, Panìn co la salamela, altrimenti muoio. Buono!
Ore 14.00, nonostante il panetto onto, gli assaggi di Amarone cominciano a farsi sentire. Mi scappa MOLTO da pisciare.
Ore 14.30, no ghe la fo più. Faccio pipì in un cesso chimico al sole. L’odore dentro è indescrivibile.
Ore 15.00, cominciano a notarsi, sempre più frequenti, personaggi apparentemente rispettabili, in realtà completamente devastati. Un tipo crolla a terra davanti a me. Un’altra ragazza, stesa sulle gambe del fidanzato, piange a dirotto, poi si sposta e vomita anche l’anima dei parenti defunti.
Ore 16.00, – Andiamo-via! – Non ne posso più, ho un alito da tomba scoperchiata, i piedi gonfi, la pancia peggio, i denti viola scuro. Sono sudata e sto iniziando ad entrare negli stand con gli occhiali da sole, chiaro segno di “stanchezza”.
Ore 16.30, andiamo effettivamente via. In moto. Non ti dico come.

Sta di fatto che, per non so quale miracolo, arriviamo a casa incolumi. Mi schianto sul divano dal quale mi rialzerò verso le 19.30. Mi hanno detto che sapevo da cantina e, durante il sonnellino, ho scoreggiato che sembravo un Jumbo in decollo.

Non ci vado più. Mai più.

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