Si nota tanto che non ho un cazzo da fare?

Bè, è corretto. Non ho un cazzo da fare. Dormo fin verso le otto e mezza, faccio colazione (il micio viene amorevolmente accudito da Illo), coccolo il gatto, fumo la cicca ecc.ecc. Routine perfettamente ripristinata.

Dopodichè mi metto a leggere o scrivere, poi (oggi ad esempio) verso mezzogiorno con calma mi vesto così come viene, vado fuori, aperitivino in centro con amica e mangio, poi dormo.

Eh? Sembro un’anziana signorotta della Verona bene? Nient’affatto!!!!  Ho ben scritto “mi vesto così come viene”.

Comunque, sono in ferie e faccio il cazzo che mi pare.

Allora, ho letto l’articolo di Pietro Citati (classe 1930, secondo me c’entra) sul Corrierone. Un grido di dolore, uno “J’accuse”, una scoreggia nel vento.

Chiedo scusa.

L’assunto di Citati è che “i lettori italiani siano peggiorati negli ultimi trenta-quarant’anni. La generazione letteraria che pubblicava i propri libri attorno al 1960-1970 è stata la più ricca e feconda apparsa da secoli.” Un’opinione, naturalmente, che vale quello che valgono tutte le opinioni (Vedi Harry Callahan – Dirty Harry). Il Citati prosegue nel suo grido di dolòr, affermando che sia meglio non leggere affatto piuttosto che leggere Faletti, Brown o Coelho. Rincara inoltre, con “L’insostenibile leggerezza dell’essere” che era gran bello, secondo lui, e che insomma, i lettori italiani si sono rincoglioniti e quella merda lì non si legge e trent’anni fa sì che si leggevano cose belle e bla blabla.

Ah già, poi urlando letteralmente di dolore per la crisi afferma: “Ma niente è meno costoso, e tanto indispensabile, come il piacere della lettura.”. Ecco. Io quando leggo cose del genere … Vuoi un esempio di cosa meno costosa, più piacevole e come minimo altrettanto indispensabile? La masturbazione. I libri in Italia costano TROPPO. Punto.

Citati, che non so quanto abbia venduto in termini di copie, ma ho la sensazione che non stiamo parlando di numeri a 7 cifre, forse neanche a sei, dimentica alcune cosette però.

1. Un libro è un prodotto. Bello, affascinante, duraturo e capace di arricchire chi lo compra. Ma è un prodotto che VA venduto.
2. Se un libro non vende non è colpa dei lettori. E’ colpa di chi lo ha scritto e di chi lo ha editato. Magari, in parte, anche di chi lo ha promosso.
3. La tiratura media di un opera letteraria (saggistica, narrativa) in Italia è equiparabile AL NUMERO DI ACCESSI SETTIMANALE che ho io su questo blog. Set-ti-ma-na-le.
4. Il 90% dei libri pubblicati in Italia, sono in perdita.

Eh, ma come lo sai te!? Cos’è hai lavorato in una casa editrice? – Sì, ho lavorato in una casa editrice, diversi anni fa, sostituzione di maternità, contratto “schiavitù”, ero molto molto giovane, ma non del tutto cretina, le cose stanno così.

Quindi, caro Citati e cari tutti gli scrittori Italiani che gridano contro l’imbarbarimento della qualità del libro, della qualità dei lettori, del fatto che “Ah! Dan Brown-Paulo Coelho-Giorgio Faletti!! Vade retro!!”  dall’alto delle vostre 4.571 copie vendute, dimenticate forse un ulteriore punto fondamentale:

5. Se vengono pubblicate le Vostre opere, che, se va bene, coprono il costo della carta su cui sono stampate, è SOLO ED ESCLUSIVAMENTE grazie alle vendite dei signori che Citati mostra di disprezzare tanto. Eh già.

E i lettori non sono tutti una massa di idioti che devono essere “convertiti” alla giusta lettura, al gusto della cultura, no. La gente compra, legge e prende a prestito il cazzo che gli pare, Faletti (che scrive dei libri molto brutti, secondo me, così come Brown e Coelho)  ha venduto tantissimo grazie anche al passaparola, quantomeno con il primo libro. Chiaro? Quel libro è-piaciuto. Fine.

Che ai vari soloni della “letteraturaaaaahghfhghhh” piaccia o no.

Ed io stessa, francamente come assidua lettrice, trovo ben poco rispettoso che uno scrittore (di scarso successo) venga a farmi la paternale su quello che leggo e non dovrei leggere.

Leggo il cazzo che mi pare.

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