E come fai a pensare solo lontanamente che tu invece sei ancora lì e sei viva? E sei giovane, hai quarant’anni, neanche. Ne hai ancora cinquanta – cin-quan-ta – da passare insieme al dolore. E allo strazio. E al ricordo.

Per un colpo di sonno, per una distrazione, per una sciocchezza che può capitare a chiunque, per qualcosa che, in qualsiasi altro momento, in un qualsiasi altro punto della strada, in mille altre situazioni, non avrebbe significato niente, non avrebbe avuto alcuna conseguenza. Quante volte ci dovrai pensare, nei prossimi cinquant’anni senza tuo figlio?

Mi sono resa conto che, evidentemente, non sono assolutamente riuscita a mettere in parole scritte quello che sentivo. Siccome l’argomento è terrificante ed io tutto avrei voluto, fuorchè apparire insensibile o presuntuosa o altro, preferisco cancellare. Non sto assolutamente facendo polemica con nessuno, SIA CHIARO, ho scritto male io. E’ uscito qualcosa che non era nelle mie intenzioni, succede e mi dispiace moltissimo, perchè quanto è successo meriterebbe solo silenzio e dolore, colpa mia.

Come diceva mia nonna “Piutosto che dìr (o scrìvar) cassade l’è sempre mejo che te tasi.” Quindi taso.

Prego tutti di fare altrettanto, mi verrà senz’altro in mente qualche altra cazzata su cui discutere 🙂

Grazie.

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