Chiarisco subito un punto: Io non so cosa voglia dire esegesi. Ma a suono ci stava bene.

Avrei potuto anche scrivere Elogio, ma mi piaceva meno. Faccio dunque pubblica ammenda dei miei terribili peccati, mi pento di essere snob, radical chic e polemica. Mi pento del fatto di non amare a sufficienza la noia e la banalità. Mi pento del fatto di non voler essere categorizzata in ALCUN modo (non c’è proprio niente da aggiornare, sono tutte enormi sciocchezze).

Mi pento di non avere affatto una posizione acriticamente PRO Palestina e mondo arabo tutto, nel merdaio che va comunemente sotto il nome di questione mediorientale, di non avere alcuna simpatia per i “martiri” che si fanno saltare per aria nei Bar di Tel Aviv o davanti alle ambasciate americane, o nei mercati di Bangkok. Mi pento di preferire nitidamente la qualità della vita negli USA a quella in Slovacchia (sono stata in tutti e due i posti). Il che non vuol dire necessariamente che io approvi acriticamente TUTTO il “way of life” statunitense.

Non mi pento affatto di apprezzare molto Jason Statham e molti dei suoi film. Il simpatico attore inglese ha fatto un sacco di film negli ultimi anni, molti dei quali diretti da Guy Ritchie, ma non su quelli voglio concentrarmi, bensì sulla trilogia che ha fatto sì che Illo conquistasse un posto nel mio cuoricino palpitante di cinefila.

The Transporter.

1,2 e 3. Sì, ce li ho tutti, in cofanetto. Prima di entrare nel merito di questi piccoli capolavori, descrivo un pochino la Starz.

JS è calvo. Piuttosto piccolotto, sicuramente molto tarchiato. E’ grosso come un trattore, ha il naso apparentemente rotto, il mento un po’ troppo “virile”, bicipiti, pettorali, deltoidi ed addominali assolutamente troppo Shhhlluurprppp… Hahhhhhhhaahhh… E’ peloso. Insomma, per me è la summa del fascino maschile. Non è propriamente bello, quello no, ciononostante gliela darei in un millisecondo anche senza chiedermela, me lo trovassi davanti.

The Transporter parte da un’idea di base piuttosto semplice:

C’è questo tizio tutto tranquillo, nel Sud della Francia, che ha una macchina molto figa (una BMW serie 7, credo il 730, ma non ricordo di preciso, nera) con la quale svolge il suo lavoro di autista, ma.

MA.

Ma questo tizio, che guida come Schumacher sotto acido, in verità fa un lavoro più pericoloso, fa il trasportatore, di qualsiasi cosa, tanto lui non chiede MAI (Regola n. boh) di che cosa si tratta. Ciò lo pone ovviamente in contatto con ogni genere di crudeli malavitosi e fa sì che sovente abbia dei guai. Questo però non è un problema per Frank Martin, in quanto il nostro eroe non è solo un autista, no, no, no. E’ una specie di ex nonsocosa dei corpi speciali dell’esercito/marina/aviazione, insomma, uno che se gli rompi i coglioni ti batte come un tamburo. Il che è e-sat-ta-men-te quello che fa ai cattivi per tutti e tre i film. Li pesta scientificamente.

Le trame sono abbastanza simili tra loro, anche se dei tre film quello che a me davvero commuove è il secondo, vedremo poi perchè. In pratica i film iniziano con lui che fa delle cose (nel primo accompagna dei rapinatori fuori dalla merda, nel secondo spacca il culo a dei tizi che gli volevano fottere la macchina, nel terzo va a pesca), poi arriva un committente che gli propone un lavoro, lui contratta, spuNta fuori una gnocca da qualche parte (spesso è nel baule della macchina), lui porta a termine la missione che è una trappola, spacca il culo ai cattivi, tromba con la gnocca (mica sempre), fa delle cose da orgasmo con la macchina (nel senso che guida bene) ammazza il capo dei cattivi. Torna a casa.

La personalità di Frank Martin è tutto sommato semplice: Parla poco, dice cose da duro, veste classico, ama la sua macchina, è misogino (anche se in fondo ha il cuore d’oro), nasconde un passato un po’… così, non gradisce le rotture di coglioni. E’ l’uomo ideale per me, diciamo. Che infatti, pur di stargli accanto sarei disposta a pulirgli i sedili in pelle della macchina con la lingua tutti i giorni.

Le macchine: Nel primo guida una serie 7, che gli fanno saltare per aria, peccato perchè poi passa ad una triste Mercedes S600. Fa sempre dei gran numeri, ma si vede che non ci siamo… Nel secondo finalmente fa la sua meravigliosa comparsa la protagonista (meritevole di un Oscar come migliore attrice non protagonista) la A8 W12. Lì sì che si ragiona!! Idem nel terzo.

Le gnocche: Nel primo c’è una tipa asiatica, carina ma niente di più, secondo me. Se la tromba, ma poi non c’è seguito. Nel secondo ce ne sono due: Amber valletta, che sebben non più tìneger, è una figa Im-ba-raz-zan-te! E un’altra tipa secca secca, molto cattiva, ma che potrebbe avere il suo fascino. Non tromba nessuno, troppo concentrato, ma ha un debole (ricambiato) per Amber. L’altra invece la ammazza. Nel terzo c’è una giuovine russa, particolare e parecchio figa. Se la tromba e se la porta anche a casa.

Tutti e tre film sono molto godibili, anche se ci sono alcune inverosimiglianze, giusto un paio…

Ciò per dire che, Frank Martin è in buona sostanza il mio uomo ideale. Con la A8.

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