L’ho buttata lì.

Ma in realtà è tutto vero e mi spaventa non poco. Da un lato qui mi sono ambientata, ho le mie routine, la mia vita, non che sia un granchè, ma ci si abitua a tutto. Le cose qui funzionano (a meno che tu non abbia a che fare con il consolato o una qualsiasi forma di burocrazia Italiana, of course) bene, vengo retribuita con uno stipendio degno di un Faraone e faccio un lavoro che sopporto. Ho tutti i comfort, diciamo.

Ma non ce la faccio più ad essere a sentirmi sola, non sento di poter costruire niente di concreto qui e non posso chiedere (o meglio posso, ma la risposta è un desolato “no”) a chi so io di trasferirsi qui. Non perchè non ci sia la volontà. Ma più semplicemente e concretamente perchè, proprio ora che alcune cose sembrano funzionare è impossibile (o quantomeno idiota) mollare una tua azienda (ed i tuoi soci) per cercare di fare il dipendente a LUX.

Ho messo via qualcosina, più di qualcosina, in due anni qui. Farà comodo.

Ma non sono queste cose che mi fanno paura, mi fa paura l’Italia, mi fa paura quello che sento, vedo, leggo, ascolto. In più ho un gap da colmare, non da poco. Sono portatrice (sana?) di vagina. E non essendo lesbica (anche se ho deciso che a chiunque mi chiederà da oggi in poi lumi in merito alla mia situazione sentimentale durante un colloquio risponderò così: “Sono lesbica”) questo è un bel problema. Posso avere figli, ahi ahi ahi.

Mi ha piuttosto scosso l’ultimo post di Uriel, non voglio pensare che sia dappertutto così, anche se lo penso. So che ci sono situazioni diverse, lo so per esperienza personale. So che ci sono aziende (anche PMI, sì) in cui la maternità di una dipendente non viene vista come una jattura (NON LO E’, cazzo!!!!!!), ma come una cosa normale. So che ci sono aziende in cui un contratto, anche a tempo indeterminato te lo fanno, in cui ti propongono anche un part-time…

So anche che tornare in Italia, dal punto di vista lavorativo/professionale/economico, equivale a farsi un giro con le infradito in una pozza di merda, ma sono disposta a provarci. Perchè voglio iniziare a provare a costruire qualcosa di più di un lavoro e di una pseudo-carriera, che comunque non va da nessuna parte, perchè credo che ci sia anche dell’altro.

Anche se ho paura, per noi e per i figli che ci saranno (SE ci saranno), ma io sono fatta così: Niente e nessuno mai al mondo riuscirà a togliermi l’incrollabile convinzione che se ti fai un culo come una campana, se lavori, se ti impegni, se sudi, fatichi, pensi, spingi, ti incazzi e ti ingegni, qualcosa verrà fuori. Riuscirai a ottenere, se non tutto quello che vuoi, almeno una parte.

Ho deciso che mi basta la parte, se sull’altro piano riprendo ciò che due anni fa ho lasciato.

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