Roberto, oh! Roberto…

Roberto è tuttora nei miei pensieri. Roberto è (era, ora non lo so) moro, abbastanza alto, snello. Con un bellissimo ciuffo ribelle, una felpa molto bella e i Jeans.

Roberto parlava poco, era piuttosto misterioso. Roberto aveva le mani delicate  e i denti buttati un po’ a casaccio, ma erano a casaccio BENE, non so se mi spiego.

Roberto aveva gli occhi scuri ma chiari, insomma erano … luminosi. E nocciola, circa. E delle splendide sopracciglia ad incorniciarli.

Roberto aveva un bel papà e una ancor più bella mamma.

A cui io ero molto-ma-molto simpatica.

Roberto è stato il MIO PRIMO VERO GRANDE AMORE DELLA VITA. Avevamo otto anni, credo, in classe insieme, a due banchi di distanza  (rigida separazione maschi-femmine, nonostante i tentativi inutili, delle maestre). Mi piaceva più o meno tutto di Roberto, anche se non capivo bene COSA mi piacesse, sì avevo un idea, ma non sapevo bene perchè a me quel bambino lì piacesse così tanto. Uno dei motivi era sicuramente l’odore. Roberto sapeva di pulito, sempre. Non come altri miei compagni che sapevano di capretta o fumo o sudorino.

Ma io non avevo capito bene bene cosa ci avrei dovuto fare con Roberto, insomma con le amichette parlavamo anche, ma le idee erano invero confuse. A me piaceva molto giocarci al parco giochi, che mi aiutava sempre sul castello (quello difficile, con la scala di corda e tutte quelle robe lì), e fare i compiti assieme, quando si poteva. Mi ricordo che volevo “mettermici assieme”, ma dio sa che caspita voleva dire. Io ero cicciotta e bionda e piuttosto sorridente e soprattutto cercavo ogni escamotage per stargli attaccata.

Con scarso successo, devo ammettere.

Gli sorridevo, mi sorrideva. Fine.

Mi ci mettevo di fianco, stava lì, parlava, giocava, ma… niente di più.

Eppure io mi immaginavo a cucinargli pranzetti sopraffini, dolci meravigliosi, risotti pantagruelici, per lui che, tornato a casa dal lavoro mi baciava dolcemente e poi stavamo a guardare la TV. Ok, a otto anni avevo delle fantasie abbastanza “conservatrici”, ma a me piaceva così.

Fino a che non è successo che a scuola hanno fatto vedere un film, in un altra aula. Così ci siamo spostati, abbiamo preso posto (indovina dove sono andata io?) e han spento tutte le luci. E lì…

Mi ha preso la manina, io – giuro, me lo ricordo come fosse stato ieri – mi sono sentita così felice e con le farfalle da tutte le parti che non era possibile essere più felici e  agitati di così, pensavo, anche se avevo le mani sudate e mi preoccupava questa cosa. Allora gli ho appoggiato la testa sulla spalla e pianino pianino li ho dato un bacio sulla guancia.

E lui si è girato e me ne ha dato uno pianissimo, sulle labbra. E io mi sono innamorata perdutamente ad otto anni. Per mezzora credo, che appena finito il film lui è scheggiato a giocare con i maschi e io son tornata dalle femmine, tanto ormai ero sicura. Lo avrei sposato.

Poi la vita ha deciso diversamente, abbiam fatto le medie in due posti diversi e non ci siamo mai più visti.

Ma caspita quanto ti ho amato, Roberto, quei quaranta minuti.

Annunci