Io amo il re. Sappiatelo, ergo non venite qua a rompere il cazzo – Eeeh, ma King è uno che scrive robaccia horror, NON è Veeeera Letteratuuuu-uuura quella, è roba d’evasione e bla bla bla, sbroc, sbroc, sbroc. –

Se a voi dalla Yourcenar in giù non piace niente, cazzi vostri. King è un GENIO della scrittura, il fatto che 99 volte su 100 si butti nel cesso da solo non conta. Ci sono le Storie, prima di tutto. Poi ci sono le persone. E io AMO le storie e le persone.

In buona sostanza ho ben pochi ricordi di un romanzo di King che non mi abbia tenuto sul divano per ore e giorni e … basta, chè io leggo in fretta – mollandolo solo per pisciare, cagare, mangiare, fare l’amore (spesso l’ultima no. Se sono presa da una storia sono presa).

Ecco. Dopodichè ammetto che King, soprattutto negli ultimi anni ha scritto delle emerite cagate, anche scritte maluccio e molto noiose.

Metto subito le mani avanti. NON è questo il caso di 22/11/’63. E’ King. Quello vero. Il libro è scritto bene, benone (io l’ho letto in originale, perchè l’ho comprato qua, so che in italia è stato tradotto da Wu ming 1 che non so chi cazzo sia) i personaggi, come sempre, sono quasi veri, la Storia c’è tutta. Poi vediamo che storia è, ma c’è e ti prende dall’inizio alla fine.

22/11/’63 è un romanzo (vorrebbe essere) “what if”, incentrato su “cosa sarebbe successo se” qualcuno avesse impedito l’assassinio di Kennedy (JF). L’artifizio per impedire ciò è il viaggio nel tempo, il protagonista torna al settembre del 1958, tramite un buco temporale (diciamo così) e da lì, può iniziare ad impedire che ciò che è successo succeda.

Ora. 22/11/’63 NON è un romanzo “what if”, infatti nonostante oltre 700 pagine di roba, la parte “cosa succederebbe se” è limitata e sacrificata. Come sempre (perfino nell'”Ombra dello Scorpione”, che io lo farei leggere a scuola) lo scrivente sembra che ad un certo punto, si svegli dall raptus di scrittura e qualcosa nella testa gli dica “ok, ora lo devi chiudere”, così in fretta chiude il libro, anche se meno artificiosamente che in altre occasioni.

Non importa. Il romanzo è, per me, una storia d’amore. E’ TUTTO incentrato sull’amore ed è una delle più belle storie d’amore che io abbia mai, mai letto. E’ ingenuo, sì, ma fa piangere, più di una volta. Chè è quella la cosa di King che mi piace, che ti sorprende, ti spiazza e ti fa piangere. Non è poco, per uno scrittore. La storia di Jake/George che torna indietro di 50 anni, e vive per 5 anni in un passato dolce-amaro, fatto di sapori reali e prezzi ridicoli, di razzismo violento e cattiveria vera, miseria triste e dolore, è magnetica, io sono stata catapultata, proprio come il protagonista, in quell’epoca, come se ci fossi passata io, da quel buco.

C’è tanta roba, in 22/11/’63, ma io non mi sono mai annoiata, neanche un attimo. C’è Kennedy, c’è molto di Oswald, c’è moltissimo di Marina oswald, c’è la Storia d’Amore, con le maiuscole, sì, che è la cosa più bella in assoluto, c’è l’impossibilità di cambiare il tempo e il dilemma tra salvare la propria privata vita e migliorare (o pensare di farlo) quella di tutti. C’è un America ingenua e cattiva e stupida, che diventa pericolosa.

C’è uno che scrive, giuro, proprio bene.

Mi è piaciuto? Sì, molto. E’ un libro perfetto? Assolutamente no. Sembra, almeno a me, che la Storia (con la maiuscola, quella dei Kennedy e della crisi di Cuba) sia un pretesto per raccontare la storia (quella normale, banale, di due persone che si innamorano), che è davvero quella che interessa a chi scrive. Ci sono molti tòpoi di King, nel libro, chiunque ami il re, li becca subito, al di là dei riferimenti espliciti ai suoi libri precedenti, uno su tutti la violenza domestica.

E’ un bel libro? Sì. Tutta la vita. Mi ha intrappolato per tre giorni.

Sì, è un BEL libro.

 

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