Prefazione: Chi mi parla ancora di Spread, Bund, Crisi, Sorveglianze speciali, sarkozy, Merkel, Berlusconi, Italia, Crisi, Btp, CCT, CDS, si becca una sonora scoreggia in faccia.

Capitolo 1: Qualche giorno fa ho passato mezzora in bagno a piangere, poi sono tornata e avevo la faccia un po’ provata, così qualcuno mi ha chiesto cos’era successo. Mica tanta gente, giusto i miei “intimi”, qui. Tipo il mio capo diretto. Ho risposto “niente, cose mie, grazie comunque”. Per poi rimettermi a lavorare. E giusto un paio d’ore dopo, finalmente SOLA in ufficio, rimettermi a piangere.
I motivi non sono molto importanti, non sono cose mie, sono cose d’ufficio, comunque. Insomma, una collega che ce l’ha un po’ con me, non so perchè, davvero, io sarò anche un po’ rompicoglioni, ma credo di essere sempre educata, gentile, corretta e – nei limiti del possibile – collaborativa. Sta di fatto che mi ha fatto una grossa carognata, per la quale me la sono presa molto, anche perchè mi è stato fatto un discreto sciampino  per una colpa non mia.

Capitolo 2: Passano un paio di giorni –  durante i quali io NON HO PIU’ rivolto la parola alla persona in questione, se non per dirle bonjour e Au revoir – e me la faccio passare. Nel senso che non piango più. Ciononostante the boss continua a indagare… “Eh ma Anna, cos’ è successo!?” “Niente.” “Sicura?” “Sicura.”- E via così. Lavoro, sto zitta, eseguo quello che devo fare, rispondo alle mail, organizzo le riunioni, i cazzi, gli ammazzi tutto. In perfetto, o quasi, silenzio. Non ho mai, credo, sorriso sul lavoro per tutti gli ultimi due giorni. Io non me ne rendo conto, ma a volte il concetto di “non ti rivolgo più la parola” tendo ad allargarlo a tutto il mondo che mi circonda. Sì, sono una faccia da cazzo se voglio, in realtà non è neanche volontario, mi capita quando mi sento ferita.

Capitolo 3: Stamattina arrivo in ufficio, saluto cortese, mi siedo e comincio a lavorare. Non ho il muso, ci tengo a sottolinearlo, solo che mi sono ROTTA IL CAZZO di sorridere sempre a dei pezzi di merda che appena ti volti cercano di buttartelo nel culo. Mi sono rotta il cazzo. Quindi non sorrido – se non a chi voglio io e solo di nascosto – nè faccio battute, nè ascolto quelle degli altri. Lavoro. D’altra parte mi strapagate per quello, no? Ce l’ho anche col mio capo diretto, sì. Non mi fido più, neanche di lui. Che pensino il cazzo che vogliono, io lavoro tanto e bene, nei limiti delle mie possibilità. Ho SEMPRE dato la massima disponibilità, per tutto.
Capo torna alla carica.

“Ma, Anna, c’è qualcosa che non va?”

“Sì, ma non è importante”

“Per l’altro giorno?”

“Sì”

“Allora, cazzo, se permetti, lo decido io se è importante o no”.

Sarà stato il “cazzo”, in mezzo forse. Il capo è la persona che impreca meno che io conosca – infatti devo stare SUPER attenta, quando parlo con lui, che non me ne scappino troppi – sarà che ho visto (ok, sono ingenua) un po’ di sincero interesse, sarà che sono anche stufa di fare la dura e far finta di niente, sarà che avevo voglia di coccole lavorative. Ho spiegato tutto. Vuotato quella specie di zainetto pieno di merda stagionata che portavo con me. Tutto.

Che io sono stufa, che non mi va di fare la parte della cretinetta appena arrivata solo perchè sono (più) giovane, che anche se sono bionda e ho un bel viso non vuol dire che io sia cretina o troia, che a me va anche bene avere delle persone che mi affiancano, ma affiancare NON vuol dire dare ordini o pretendere che io sia sempre lì. Che è una incompetente. Che fino a prima che arrivasse il nostro complesso di uffici era sereno, allegro e produttivo, adesso è ancora produttivo ma serenità e allegria ce le siamo giocate. Che se c’è qualcosa che non va nel modo in cui io lavoro, o nel mio lavoro, o se sono improduttiva, o se qualche cliente/partner/fornitore/il cazzo che è  si è lamentato di me, CHE ME LO SI VENGA A DIRE IN FACCIA, grazie.

“No.”

“No che?”

“Nessuno si è mai lamentato di te”.

“Ah bè. Grazie, almeno quello”

“Senti qua: Tu hai un bel carattere, sei brava e volenterosa, ti sei inserita bene e in fretta, so benissimo che se c’è bisogno di te, tu ci sei. D’altra parte ELLA ha esperienza, una laurea, è stata assunta da XXXYYY, e soprattutto è ….. ….. … ………………………………………… Generale. Quindi te la tieni. Lo so che è una rompicoglioni, so che ha un pessimo modo di rapportarsi con gli altri e per quanto successo l’altro giorno, la sentirò io. Però a fare il suo lavoro è brava.”

“Sì ma è la mia capa?”

“No. Il tuo capo sono io. Lei fa da traìt d’union tra i diversi uffici”

“Quindi non mi può…”

“No, ma per favore, cerca anche tu di avere un po’ di pazien…”

“Va bene, va bene. Ok”

“Grazie”.

“Mille. Davvero”

E sono uscita. Sto molto meglio. So che sembro cretina, ma mi basta poco, anche niente… Poi mi ri-incazzerò, lo so già. E il capo non me la racconta mica giusta giusta, ma non importa. Per adesso sto bene.

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